martedì 12 dicembre 2017

Tradizioni natalizie in Abruzzo

Il rito del ceppo
Sono molte le zone d’Abruzzo nelle quali si svolgeva questo rito, che consiste nel bruciare un ceppo, scelto già al momento della provvista della legna, e farlo ardere, con l’aggiunta di altra legna nel corso dei giorni, dalla sera della Vigilia alla notte di Capodanno.Il rito coinvolgeva tutta la famiglia, che al momento di porre il ceppo (anche detto “tecchie”) all’interno del camino, recitava in coro: “Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane. Ogni grazia di Dio entri in questa casa. Le donne facciano figlioli, le capre capretti, le pecore agnelletti, abbondi il grano e la farina e si riempia la conca di vino”; dopodiché i bambini divenivano i protagonisti, cantando “Ave Maria del Ceppo”, una filastrocca che aveva il potere di far trovare loro qualche regalino la mattina successiva (un frutto, una bambola fatta con la lana di qualche vecchia maglia…ci si accontentava di poco).Il ceppo ardente chiaramente simboleggiava l’anno che lentamente si consumava e portava con sé tutto ciò che di negativo era accaduto.Quando poi, la mattina di Capodanno, il fuoco si spegneva, i carboni venivano riaccesi e la cenere, considerata sacra, veniva sparsa tra le zolle per rendere la terra più fertile.
La Squilla
Le origini di questa tradizione, tipica di Lanciano, risalgono agli anni che vanno dal 1588 al 1607, quando l’arcivescovo lancianese Tasso, il 23 dicembre, partiva scalzo dal suo palazzo e camminava per 3 km fino alla chiesa dell’Iconicella. Tutto il pellegrinaggio avveniva con il sottofondo del suono di una campanella (la Squilla, appunto) suonata dal vescovo.Il cammino del vescovo, seguito dai suoi fedeli,  voleva simboleggiare il cammino dei pastori che lentamente si dirigevano verso la grotta di Betlemme.Il rito continua a svolgersi e ancora oggi, quando nel pomeriggio del 23 dicembre si ode il rintocco della campana, è segno che le festività natalizie possono prendere il via.
La Farchia 
Spostiamoci ora nella zona del teatino, in particolare nel piccolo borgo di Tufillo, dov’è radicata un’usanza anch’essa legata al fuoco: la “farchia”, ovvero un tronco (che talvolta arriva ai 20 metri di lunghezza) intorno al quale sono collocati tronchi di minori dimensioni fino a formare un fascio di legna, tenuto insieme da anelli di ferro.
Una volta terminata la “preparazione” della farchia, quest’ultima viene trainata, il pomeriggio della vigilia di Natale, da alcuni abitanti del luogo attraverso il centro storico, mentre tutti gli altri concittadini osservano e salutano il corteo.La processione continua fino a un luogo di ristoro, dove i portatori del tronco si fermano per rifocillarsi con dolci, vino e musica. Dopo la breve pausa il cammino riprende fino ad arrivare alla chiesa di Santa Giusta, quando ormai si è fatta mezzanotte.Qui, dopo la benedizione del parroco, si dà fuoco alla farchia mentre gli spettatori intonano canti natalizi.
Alessandro M. e Gloria
😏😏

Natale in Campania

Le preparazioni natalizie campane sono legate alla rinomata tradizione pasticciera napoletana: roccoco'susamiellidivino amorezeppole e struffoli tutto questo ci riconduce al periodo dell'avvento, a lunghe serate in casa, al gioco della tombola. 
Il profumo delle zeppole fritte, che durante la fase della preparazione impregna tutti gli abiti, le finestre chiuse, il vapore acqueo che si forma sui vetri, e l'odore che ci si porta dietro lasciando scie di aromi irresistibili.
In famiglia la nonna ha sempre sostenuto che quando si preparano le zeppole non bisogna ne' farsi vedere ne' far sentire l'odore alla gente invidiosa: finirebbero con lo scoppiare!!!

Natale in Liguria di Lucrezia e Ludovico

Come ogni regione italiana tanti sono i riti e le tradizioni del Natale ancora oggi tramandate e rispettate: preparativi e riti simbolici. La festa dell’anno più attesa era il Natale, con il caratteristico pranzo. Si iniziava a pensarci già tempo prima, preparando apposite scorte durante l’inverno.


Molto interessanti sono i riti del Confeugo di Genova Savona. La storia e la tradizione della Liguria rivivono in queste manifestazioni che ricordano antichi riti in cui il popolo rendeva omaggio alle massime autorità della Repubblica con un tronco d’alloro decorato e bruciato in piazza in segno di buon auspicio.

in questa regione potrete trovare vari tipi di presepi delle varie città.


Amaretti di Sasello.



Tipico dolcetto della Liguria a base di pasta di mandorle dall'inconfondibile gusto dolce/amaro.
Morbido  e friabile fatto con zucchero, mandorle dolci ed amare, bianco d'uovo.

Il termine amaretto, riferito ad un dolce, indica un biscotto di pasticceria, diffuso in tutte le regioni d'Italia.Nati in Italia nel medioevo, verso la fine del XIII secolo si sono diffusi nei paesi arabi e, durante il rinascimento, in tutta Europa.

Oltre alla produzione italiana, in particolare quella lombarda, vanta grandi tradizioni quella Francese, soprattutto in Lorena e nei Paesi Baschi.Con il termine amaretto si intende un tipo di pasticcino a base di pasta di mandorle, fatto con zucchero, bianco d'uovo, mandorle dolci e mandorle amare e armelline.


Baci di Alassio

Il bacio di Alassio, noto anche come Bacio della Riviera, è  una felice e riuscita derivazione dei "Baci di Dama" .

Nasce nei primi del novecento e si differenzia dai Baci di Dama perchè più grande e con diversa composizione della crema che lo farcisce. 

Di  forma ovale e  colore nocciola/cioccolato, è formato da due gusci semisferici che vengono farciti  da una crema di cioccolato.

Canestrelli


E' la chicca della produzione dolciaria ligure, fatto con tanto burro, farina e zucchero, cosi friabile da sciogliersi in bocca.

Tipico dolce ligure, forse il più famoso dopo il pandolce genovese. Sono delle rondelle di pasta frolla  con un foro al centro. Ricchi di burro vengono spolverati con zucchero a velo.



Dolcetti all' olio di oliva

Biscotti fragranti e friabili dal sapore inconfondibile, rigorosamente fatti a mano.
Sono perfetti in una serata tra amici, per accompagnare una tazza di tè, un bicchiere di limoncino o di vino da meditazione. Ingredienti: Farina, olio di oliva, zucchero, latte.



Pandolce genovese




Il più classico dei dolci liguri, una volta esclusivamente dolce tipico del Natale genovese oramai sempre più spesso gustato in ogni periodo dell'anno.

Il nostro è un pandolce di pasticceria, fatto come una volta con tutto il tempo necessario ed i veri ingredienti che utilizzavano un tempo le massaie. E' un pandolce artigianale davvero di gusto eccezionale.


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Lucrezia Merli e Ludovico







Le tradizione di natale in Trentino Alto Adige


Dal 29 novembre al 10 gennaio 2016 l'intero borgo di Ossana festeggia la sedicesima edizione del "Percorso dei 100 presepi", divenuto ormai un appuntamento imperdibile per gli abitanti, i turisti ed i visitatori della Val di Sole e delle valli limitrofe. L'itinerario è segnalato da un suggestivo percorso di luce che, come una stella cometa, accompagnerà tutti i curiosi alla scoperta di più di 100 caratteristici presepi. Tutte le opere sono state realizzate manualmente.

Insomma, si tratta di un'occasione unica per ammirare tali manufatti costruiti con stupefacente creatività, utilizzando materiali inusuali e impensabili, dalla stoffa alle foglie di granoturco. L'obiettivo di ogni artista è infatti quello di esprimere, attraverso il presepe, il proprio modo di vivere il Natale, con la speranza di regalare ai visitatori sentimenti ed emozioni uniche e suggestive. Ma non solo: in questo periodo anche gli angoli più nascosti del paese e le vecchie "cort" si animano e giochi di luce e suoni, creando un'atmosfera natalizia capace di emozionare i visitatori. 
   



















Quest'anno Ossana ti stupisce con una nuova collezione di 760 presepi realizzati a mano in vari paesi del mondo e raccolti con grande passione dalla famiglia Bacchini di Verona. Sono tutti esposti nella Casa degli Affreschi, non perdere quest’occasione unica!
Nel 2017 l'intero borgo di Ossana festeggia la XVIII° edizione percorso dei 100 presepi, divenuto ormai un appuntamento imperdibile per abitanti locali, turisti e visitatori di tutta la Val di Sole e delle valli limitrofe. Il percorso è segnalato da una corda rossa con decorazioni natalizie e illuminato da antiche lampade a olio. Lasciatevi guidare dalla luce, che come una stella cometa vi accompagnerà alla scoperta di più di 100 caratteristici presepi! Tutte le opere sono state realizzate manualmente da associazioni di volontariato, gruppi, scuole, famiglie, artisti e singoli cittadini di Ossana e dell'intera Val di Sole. È questa un'occasione unica per ammirare tali manufatti costruiti con stupefacente creatività, utilizzando materiali inusuali e impensabili (ad es. stoffa, legno, sementi o foglie di granoturco). Obiettivo di ogni artista (improvvisato e non) è infatti quello di esprimere, attraverso il presepe, le proprie idee e i propri modi di «essere» e «vivere» il Natale, con la speranza di regalare ai visitatori sensazioni, sentimenti, emozioni. Gli angoli più nascosti del paese e le vecchie «cort» si animano, giochi di luce e suoni avvolgono gli ospiti nel lungo itinerare tra i presepi, confortandoli con un'atmosfera di serenità. Quest'anno Ossana ti stupisce con una nuova collezione di 760 presepi realizzati a mano in vari paesi del mondo e raccolti con grande passione dalla famiglia Bacchini di Verona. Sono tutti esposti nella Casa degli Affreschi, non perdere quest’occasione unica!
Nel 2017 l'intero borgo di Ossana festeggia la XVIII° edizione percorso dei 100 presepi, divenuto ormai un appuntamento imperdibile per abitanti locali, turisti e visitatori di tutta la Val di Sole e delle valli limitrofe. Il percorso è segnalato da una corda rossa con decorazioni natalizie e illuminato da antiche lampade a olio. Lasciatevi guidare dalla luce, che come una stella cometa vi accompagnerà alla scoperta di più di 100 caratteristici presepi! Tutte le opere sono state realizzate manualmente da associazioni di volontariato, gruppi, scuole, famiglie, artisti e singoli cittadini di Ossana e dell'intera Val di Sole. È questa un'occasione unica per ammirare tali manufatti costruiti con stupefacente creatività, utilizzando materiali inusuali e impensabili (ad es. stoffa, legno, sementi o foglie di granoturco). Obiettivo di ogni artista (improvvisato e non) è infatti quello di esprimere, attraverso il presepe, le proprie idee e i propri modi di «essere» e «vivere» il Natale, con la speranza di regalare ai visitatori sensazioni, sentimenti, emozioni. Gli angoli più nascosti del paese e le vecchie «cort» si animano, giochi di luce e suoni avvolgono gli ospiti nel lungo itinerare tra i presepi, confortandoli con un'atmosfera di serenità. 

Natale Veneto Carolina e Caterina



















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Il pandoro deriva da Verona che si trova in Veneto.


Risultati immagini per pandoroLa ricetta pare derivi anche dal "pane de oro" che veniva servito intorno al XIII secolo sulle tavole dei nobili veneziani. La nascita della ricetta moderna, almeno come la intendiamo oggi, risale all'Ottocento, come evoluzione del nadalin, dolce veronese che ha ottenuto il riconoscimento della De.Co solamente nel 2012. Il 14 ottobre 1894 Domenico Melegatti, fondatore dell'omonima industria dolciaria veronese, depositò all'ufficio brevetti un dolce morbido e dal caratteristico corpo a forma di stella a otto punte, opera dell'artista Angelo Dall'Oca Bianca, pittore impressionista.
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 In Veneto non può mancare la notte del “pan e vin”: un'antica tradizione, che si rinnova ogni anno alla vigilia della festa dell'Epifania con l'accensione dei roghi, che trasforma le piazze di molti paesi in una magica scacchiera di mille falò. Il "pan e vin" è un momento di aggregazione per molti cittadini che vivono insieme questo speciale momento prima della fine delle feste. Negli ultimi anni, questa tradizione si è consolidata anche come attrazione turistica in quanto, durante questa festa, vengono offerte specialità gastronomiche venete che si usava mangiare in passato, come il vin brulè (vino rosso bollito e aromatizzato con frutta e cannella) che in passato aveva il significato di rinsaldare e rafforzare i legami sociali della collettività paesana, e la pinza (chiamata in dialetto veneto “pinsa”) che in passato veniva cotta sotto la brace del falò. La ricetta della pinza varia da località a località, ma se ne possono delineare le caratteristiche generali. 

Caterina Barboni e Carolina Lisotti






















La Calabria è una terra ricca di tradizioni e di grande cultura. Trascorrere il Natale nella bella terra di Calabria, significa immergersi in luoghi magici che ogni anno ripercorrono la storia del Natale attraverso canti e manifestazioni caratteristiche.

La ” strina ” è tradizione tipica del territorio calabrese, anche se la sua diffusione è limitata ai soli paesi interni. Notevole è, in questi ultimi anni, la riscoperta di questa splendida usanza da parte di compagnie popolari che la ripropongono nel corso di serate che vengono tenute nel periodo natalizio, rappresentando ad un pubblico nuovo ed immemore il canto augurale portandolo, non più ad una singola famiglia destinataria, bensì offrendolo ad un vasto uditorio.

Viene solitamente accompagnata dal suono dei “sazeri” conosciuti anche come “murtali” o “ammaccasali”.
Spesso al suono di uno o più di questi strumenti si accompagna una chitarra, un mandolino, un tamburello ed una fisarmonica.  Tutto dipende dal numero dei cantori. La strina viene solitamente effettuata nel periodo che va dalla serata della celebrazione della festa della Immacolata Concezione (8 dicembre) alla serata dell’Epifania (6 febbraio).
La strina è detta anche  “strina di i supprissate”

Le ricette più classiche e tipiche del Natale in Calabria.

 Alla vigilia non possono mancare le fritture a cominciare dal cavolfiore e dalle zeppole, segue lo stoccafisso in umido oppure le salsicce con contorno di cime di rape ed il “lampasciuni”. La cena di Natale prevede secondo tradizione che si mangino almeno 13 pietanze basate su alimenti poveri ed essenziali. Si comincia con la pasta al forno, polpettine di carne, salamino calabrese al peperoncino. Seguono poi fritture di pesce, crostacei e gli avanzi del cenone perché, come si dice in queste zone, sono “benvenuti in casa”.

 I piatti principali che si preparano sono: baccalà, broccoli, spaghetti con le alici, con la mollica di pane abbrustolita, finocchi, zucca fritta. E durante tutto il periodo natalizio, si consumano "i cullurialli" o zeppole, delle tipiche ciambelle fritte

.I piccoli centri sono quelli dove le tradizioni sono ancora meglio radicate ma, se cercate bene, anche nelle città potrete riassaporare l’atmosfera natalizia più autentica: un bell’esempio in tal senso sono i mercatini di Natale. Da Cosenza a Crotone, da Lamezia a Reggio Calabria sono innumerevoli i mercatini natalizi allestiti ogni anno nel mese di dicembre. Qui potrete trovare addobbi per l’albero, per la casa, per i balconi e gli ambienti esterni della vostra abitazione: un trionfo di luci e colori che vi riporterà con la mente indietro nel tempo. 

Dolci di Natale in Calabria

In Calabria i dolci natalizi sono innumerevoli e ancor di più sono le varianti di preparazione che si registrano in ogni paese.Sarebbe impossibile elencarli tutti senza fare delle esclusioni eccellenti. Consapevoli di questo rischio, proviamo ad offrirvi una panoramica sulla gastronomia calabrese del periodo di Natale concentrandoci sui dolciumi. Saranno i dolci, infatti, ad accompagnare in maniera continua la vostra visita in Calabria nel periodo delle feste di fine anno. Sia che soggiorniate a casa di amici o parenti, sia che siate ospiti presso una delle tante strutture ricettive, i dolciumi tipici del Natale saranno la conclusione ideale dei pasti ma anche la cornice gastronomica delle visite di auguri, tradizione, questa, a cui i calabresi sono molto legati: dovunque andiate, anche solo per pochi minuti, è bene accettare qualcosa per far contenti i padroni di casa; qui l’ospitalità è sacra, specie in questo periodo. 
Una costante nella preparazione dei dolci calabresi è la frittura. L’esempio più diffuso sono le zeppole farcite alla crema, tipiche delle zone del centro ma diffuse un po’ ovunque ormai da tempo. Simili, ma non farcite, sono le nocatole o grispelle o vecchierelle, che rimandano per la forma alle Krapfen nordeuropee, chiamate nel Cosentino anche “cuddruriaddri duci” per differenziarli da quelli salati.

Onnipresenti sulle tavole sono anche degli gnocchetti fritti, passati nel vino (o nel mosto) cotto, farciti con noci e canditi e quindi ricoperti di miele di fichi o di castagne: i cannaricoli, detti anche “pasta cumpettata”(variante jonica un po’ più piccola) o turdilli. Con un impasto analogo, ma senza farcitura, si fanno le scaliddre (il suono è lo stesso di cuddruriaddru) ricoperte di miele o di glassa di cioccolato. Molto apprezzata dai turisti delle aree montane è anche la Pitta Impigliata (o, nella variante crotonese, Pitta ‘nchiusa), un panetto di pasta frolla al miele arrotolato su se stesso e farcito con canditi, noci e uva passa